Se state leggendo questo pezzo, è verosimile che non siete gay.
Pare infatti che la sorprendentemente nutrita schiera di omosessuali che bazzicava da queste parti non abbia particolarmente gradito il mio ultimo post, o almeno così testimonierebbero la dozzina di mail di sprezzante indignazione e grossolanamente velate minacce di morte, solo in piccola parte compensate da uno sparuto numero di lettere di approvazione da parte di baldracche neofasciste che mi chiedevano di prenderle da dietro mentre recito i Patti Lateranensi.
Sul serio, non ricevevo condanne così aspre dalla comunità omosessuale da quella volta che andai al Gay Pride travestito da linfocita T.
Se credete che stia esagerando, vi basti sapere che stamattina ho trovato tra le lenzuola la testa mozzata di Roberto Cavalli.
Un tizio mi scrive: “Ci hai paragonato ai down, Qualcosa. Questo è razzismo!”. Già, fare ricorso a quel drappello di goffi minorati psichici dai tratti mongoli talmente diversi da noi che le minoranze sessuali si indignano al solo paragone: come ho potuto essere tanto razzista?
Sergio invece si lamenta: “Sfrutti in maniera squallida l’amore omosessuale per entusiasmare il tuo pubblico di segaioli perbenisti in nome del politicamente scorretto”. Ehi! Come ti permetti? Non sono mica L Word.
Tuttavia devo ammettere che mi spiace aver deluso le aspettative di alcuni lettori, fondamentalmente perché sono una persona insicura. Sul serio, da piccolo ero così insicuro che per non deludere le aspettative di mio padre simulavo l’orgasmo.
Quindi, amici gay, perdonatemi. Mettiamoci una pietra sopra e rinvigoriamo il nostro idillio di cordiale ilarità, burro cacao e Jeff Buckley.
In caso contrario, beh, pazienza.
Vorrà dire che quando vado da Zara farò a meno dei commessi.