Se non avete trascorso l’ultima settimana dentro un bunker seminterrato a digitare sequenze numeriche ogni 108 minuti, è probabile che vi sia giunta voce della vittoria di Obama.
Già, perché i giornali ci hanno dato dentro: non vedevo tante foto di negri su carta patinata dai tempi di “Ebony cock multiracial homo-gangbang”. E, se non ricordo male, anche allora erano bianchi repubblicani a prenderlo nel culo.
Quarantasettenne afroamericano, Obama diventa così uno dei più giovani presidenti degli Stati Uniti. Che per uno che ha cominciato la sua carriera facendo la controfigura di Will Smith nelle scene di breakdance del Principe di Bel-Air è un risultato di tutto rispetto.
A proposito di Will Smith, avete sentito? Pare che sia gay. O almeno così testimonierebbero foto compromettenti che lo immortalano mentre si iscrive alla destra austriaca.
Intervistato sulla crisi delle borse americane, Barack ha illustrato un piano di intervento scaglionato in cinque anni. Ma immagino che possiamo metterci d’accordo con tre anni e mezzo e un portachiavi-puntatore laser.
Tra i primi obiettivi di Obama: risollevare l'economia americana, risolvere la questione irachena, mediare le tensioni mediorientali e ridurre le emissioni di monossido di carbonio. Sempre che Joker non gli dia del filo da torcere.
Subito a lavoro Michael Moore, impegnato nella realizzazione di un documentario dal titolo “D’accordo, ha vinto Obama, ma ecco cosa sarebbe successo se avesse vinto McCain”, con un convincente Edward Norton nel ruolo della consecutio temporum.
“Questa è un' elezione storica.” – ha commentato McCain – “Offro al nuovo presidente tutta la mia buona volontà per il bene dell’America.” Quel genere di senso dello Stato che consolidi quando dei vietnamiti ti collegano la batteria di una Toyota ai testicoli.
Non che non l'abbiano anche torturato, per carità.
Intanto in Italia scoppia la Obama-mania. Tendenza che posso vantarmi di aver precorso diversi anni or sono, non facendo mistero della mia vicinanza alla comunità afroamericana. Ma adesso basta parlare del mio pacco.
Scherzi a parte, ho un pene enorme. Talmente grande che l’altro giorno per motivi di spazio si è diviso in due cortei spontanei.
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aminoacidi™
È ormai chiaro a tutti che a scrivere stronzate ci avete sinistramente preso la mano.
C’erano più colpi di scena, cambi di ambientazione e nuovi personaggi in ciascuno dei vostri commenti che in cinque serie di Lost.
Per non parlare di quell’andirivieni di papi che neanche in un gay-club di Monaco.
Ad ogni modo, l’ingresso di nuovi sponsor mi permette di conferire ben tre premi, che vanno a:
Mr Pokoto, per aver cercato di dare un senso alla storia;
Faina, che ha fatto da collante ai vostri deliri scomposti;
Sniper Viper, per i suoi biechi tentativi di non porre fine a questa porcata.
Congratulazioni.
Come da accordo, ai vincitori va un drink offerto dal sottoscritto, da ritirare il quel di Roma. Avete 108 minuti di tempo.
Diciamo da…
adesso.
Q.