Erika adorava fare sesso piegata a novanta gradi, sebbene a causa dell’umidità percepita sembrassero centodieci.
Era una di quelle consulenti di marketing il cui fine ultimo è ammorbarti l’esistenza con sproloqui sull’importanza della comunicazione. Per spiegarle che avevo voglia di un pompino dovetti proiettare venticinque slide di PowerPoint.
Non che fosse stupida, per carità. Al contrario. È sua la trovata di utilizzare del liquido azzurrognolo nelle dimostrazioni degli assorbenti per gli spot televisivi. Diceva che nella comunicazione il rosso ricorda troppo il sangue.
Oh.
Devo dedurne che le donne comprino pannolini nell’eventualità che il loro utero cominci a secernere antigelo per radiatori.
Ma devo ammettere che in fin dei conti Erika aveva ragione. La popolazione femminile ha sempre mostrato un’innata riluttanza a parlare di fluidi corporali ed escrementi fisiologici, non volendo tuttavia con questa generalizzazione fare un torto alle redattrici di Studio Aperto o a quella ragguardevole fetta di avvocatesse che paga pregiudicati magrebini per farsi pisciare addosso.
Bizzarro come per gli uomini valga l’esatto contrario. Ieri notte mi ha chiamato un mio amico da Boston. Aveva fatto uno stronzo di ventuno centimetri e sentiva il bisogno di condividerlo con qualcuno.
Come facevo a dirgli di no?
Mi toccherà passare il weekend a casa ad aspettare il corriere.