Carmen era la classica ragazza che considera il sesso anale come il traguardo di un travagliato percorso di costruzione dell’intimità della coppia. Percorso che nel suo caso era lungo più o meno due gintonic, ma non è questo il punto.
Intendiamoci, non è che io impazzisca per il sesso anale; le volte che l’ho fatto mi sono procurato un pacco emorroidale delle dimensioni del Benelux, ma – ripeto – non è questo il punto.
Ciò che piuttosto mi lascia perplesso è l’ipocrisia comportamentale di tutte quelle donne che, pur riconoscendosi in cuor loro disposte a cimentarsi in ardite pratiche erotiche, malcelano le proprie pulsioni sessuali dietro una virginale riluttanza da Beata Maria Goretti (o meglio, la virginale riluttanza che suppongo la Beata Maria Goretti avrebbe manifestato qualora qualcuno le avesse proposto di fare del sesso anale).
Voglio dire, se realmente non ti va di farlo, nessun problema. Mi ci vorrà del tempo a rimediare del gamma-idrossibutirrato, ma nessun problema.
Se invece trovi il sesso anale una pratica del tutto legittima e in passato hai avuto già modo di esperirla, perché ammorbare la mia di per sé funestata esistenza con le tue strategie tempistiche da marketing plan? Stai decidendo se farti prendere da dietro, tesoro, mica lanciando sul mercato l’iPhone.
(Sebbene mi renda conto che in diversi uomini entrambe le cose arrechino il medesimo grado di eccitazione).
Credo sia questa la principale differenza tra gli uomini e le donne. Intendo oltre alle tube di Falloppio, la maggiore sopravvivenza, l’alta carica estrogenica e la deprecabile abitudine di nutrirsi di muesli.
Voglio dire, quale uomo penserebbe mai: “No, forse è ancora troppo presto per metterglielo nel culo.”?
Quanto a Carmen, beh, è finita come finiscono di solito tutte le mie storie: io l’ho mollata, lei mi ha ucciso il cane. Ci sono più cani morti sepolti nel mio giardino che nel freezer della rosticceria cinese sotto casa vostra.
Sempre che non ci sia una qualche reale possibilità che una porzione di anatra allo zenzero costi due euro e novanta, ovvio.
È verosimile che le lettrici trovino quanto scritto un concentrato di grette generalizzazioni maschiliste. Nello scusarmi, vi prego di considerarlo un pezzo volutamente ironico e di provare a rileggerlo. Quando vi sarà finito il ciclo.