giovedì, 05 novembre 2009

novembre.

Soluzione del rebus

Ho sempre pensato che, a dispetto delle apparenze, questo posto fosse frequentato da persone dotate di uno spiccato sense of humor e di un’arguzia lessicale superiore alla media. Nell’attesa che si facciano vive, ecco i vincitori del rebus.

Scegliere tra le sorprendenti soluzioni proposte è stato difficile quasi quanto convincervi che le abbia davvero lette.  Ma tant’è.

Vincono il premio “Guarda come son bravo che ti rispetto i numeretti”:

Lasciare i coni ingenuamente in veri ambulatori di controllo dentale comune, si sa, attira diversi pervertiti. (Negroni)

Ambivano i coni prostituirsi in orge lussuriose di aberranti zozzoni malati, ma le zucche vietano pederastie. (Giacomino Goering)

Dentista e coni solipsistici! Si ride, pappagallo! Lo scimpanzè demente guarda il re dagli istinti inculatori. (anonimo donatore)

Giungono i coni travestitisi da coni; maleducata un'uccelluta ragazza chiede: "Ma le zucche saranno travestite?" (DigEmAll)

Marrazzo, l'aria visibilmente in vena, rassegnato si allontana, temendo scazzi, da un gruppo cocaina dipendente. (nicolacongiu)

Zoofilia e coni aromatizzati?  Sì! Sono certamente da preferire durante sedute di un sereno rituale orgiastico. (Bortolo)

Dentisti e coni: Odontoiatria, ci pare. Inutilmente la diplomata puttana aspira in su: laurea, festini, ReSodomiti. (rabbercio)

Eccitati, i coni scimmiottano la figa ornitofila; ma vichinghi tardoni spiano il re domare soldati impecoriti. (Bronkenolo)

Incupito l'uomo spalleggiato da quel pappagallo, si strafotte puttane demodè, si fa zucche, scimmie, travestiti. (Maxzulli)

Si aggiudica il premio “Cadaveri squisiti” l’anonimo autore di “Sembra quello schifo di pomeriggio cinque”.

Infine, è con contenuto orgoglio che assegno il premio “Giuseppe Ungaretti” al misterioso donatore dello struggente verso “È mezzodì, Enrico. Vai a fare in culo.

Bravi tutti. Se passate da Roma fatevi vivi via mail ché vi offro da bere.

La soluzione era “Finanche i coni preferiscono ai meri travestiti un’avvenente signora dotata di un grosso uccello brasiliano”.

Oh, trovate un mio pezzo su Cloridrato di Sviluppina.

Q.

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sabato, 31 ottobre 2009

rebus.

(8,1,4,12,2,4,10,2,9,7,6,2,2,6,7,10)

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domenica, 25 ottobre 2009

coff.

Claudia era quel genere di ragazza che si ostina a ripeterti che a forza fumare finirai con l’ammalarti e poi fa l’ingoio ai negri della stazione.

Che in termini di ipocrisia intellettuale è paragonabile solamente a colui che guarda la pagliuzza nell’occhio del suo prossimo e poi fa l’ingoio a negri della stazione.

Le procurava visibile soddisfazione sfilarmi con un rapido movimento la sigaretta di bocca e sbriciolarla davanti ai miei occhi, con la stessa espressione compiaciuta di un bambino down che si è appena infilato un lego nel sedere. O un bambino normale, per carità. Un bambino normale di dimensioni adeguate ad entrare nel sedere di un bambino down.

Ottima  trovata, Claudia. Indurmi a smettere di fumare privandomi di una delle marginali sigarette della mia stecca di Marlboro: che stratagemma ingegnoso. Qual è la tua prossima mossa, rubarmi il naso? Tredici anni di severo e rassegnato tabagismo per realizzare un giorno che la soluzione era sotto i miei occhi. E mi duole che tu non possa percepire la gratitudine che nutro nei tuoi confronti, mentre ti allontano a calci nel culo da casa mia.

Non ho niente contro i non fumatori, sia chiaro: avete i vostri spazi incontaminati all’interno dei quali mi sta bene che siate marginati e in cui vi lascio soli ad ordinarmi un antipasto di fritti, mentre vado fuori a fumarmi una Camel con la vostra ragazza. Confinati nella gabbia di salubrità che vi siete creati, mentre attraverso il vetro cercate di seguire il labiale della vostra donna che intrattiene con me divertentissimi discorsi da fumatori.

Ciò che piuttosto mi inquieta è il deliberato sadismo con cui questi spietati nemici della nicotina esercitano consolidate forme di violenza psicologica sui tabagisti, facendosi scudo dell’ipocrita pretesto di farlo per il tuo bene. Rientra perfettamente nel quadro delle brutali repressioni socio-culturali di cui la storia è stata sgomenta spettatrice. Mi riferisco alla coercizione ideologica della Cina maoista, alle persecuzioni anticomuniste del maccartismo d’oltreoceano, alla selvaggia caccia ai braccianti omosessuali della Spagna di Franco.

Sì, l’ultima me la sono inventata.

Parlo di quell’aria inquisitoria con cui ti chiedono quante sigarette fumi al giorno, quasi potessero fare una rapida stima mentale degli anni di vita che ti rimangono. Non so dirvi, davvero. Ne fumo venti. Ne fumo trenta. Ne fumo sessanta. Ho un fottuto negro in giardino che mi coltiva tabacco che faccio essiccare da un bue ed un asinello. Quale cifra appaga il vostro smanioso bisogno di sentirvi più assennati e, se dio vuole, migliori di me?

“Manchi di rispetto al tuo corpo, Qualcosa”.

Pisciami sul ventre e strizzami forte i capezzoli, baby.

Nell’attribuzione dei ruoli, la distinzione tra buoni e cattivi in tema di tabagismo è inequivocabile e manichea: fumare è sbagliato e non dà adito a nessuna attenuante di sorta. Un uomo può aver violentato un bambino perché da piccolo ha subito maltrattamenti o perché è stato accusato di plagio da Al Bano. Una ragazza può venire sgozzata per un gioco erotico sfuggito al controllo o per permettere a Vespa di farci una puntata. Un fumatore non può invece nascondersi dietro nessuna cazzo di scusante. Persino Priebke se la sarebbe cavata, se non fosse saltata fuori la storia della pipa. Sul serio, decisiva per la comminazione della sua pena fu la messa agli atti di un resoconto della Gestapo in cui si descrivevano minuziosamente le raccapriccianti sevizie che l’ufficiale nazista perpetrava con la sua pipa alle giovani deportate ebree, per poi assaporarne gli umori una volta accesa. Il “tabacco di Venere”, lo chiamava.

Sì, mi sono inventato anche questa.

Quindi mettiamo subito le cose in chiaro: a meno che non siate Paolo Fox, risparmiatemi i vostri discorsetti sul cancro.

“Suvvia, Qualcosa. È da idioti sperperare un patrimonio su un prodotto cancerogeno col solo intento di sentirsi più fighi”. È un concetto interessante, sul serio. Appuntalo sul tuo iPhone.

Ogni anno il fumo uccide più degli incidenti stradali? Sono impressionato. Direi che abbiamo nuovo materiale per costruire la linea difensiva di Amanda Knox. Mio nonno aveva un tumore alla lingua perché fumava due pacchi di Alfa al giorno, ma è morto investito da una Twingo: dove lo conteggiate? Andiamo, è un paragone statistico insensato; quasi come dire che se io ho due polli e tu nemmeno uno, in media entrambi facciamo l’ingoio a negri della stazione.

Avete mai fatto l’ingoio ad un negro della stazione?

Io sì.

È come farsi devitalizzare un molare, solo che ci vuole più tempo.

Sempre che il vostro dentista non sia un negro della stazione, ovvio.

Ma torniamo ai tumori.

La strumentalizzazione della malattia come vessillo della campagna antitabagista trova il suo acme di spregevolezza nel bieco utilizzo argomentativo del fumo passivo. L’altro giorno per esempio stavo bevendo un cocktail e mi sono acceso una sigaretta quando questa tizia si avvicina e mi intima di spegnerla, mostrandomi preoccupata suo figlio di sei anni seduto accanto a me. Così ho ciccato stizzito nel vodkalemon e sono uscito dalla darkroom.

Perché non sia mai che ai vostri pargoli venga propinata una qualche sostanza cancerogena che non sia contenuta in un Happy Meal. Schiere di placidi lattanti usati a mo’ di ariete per scardinare le fragili porte emotive del nostro già provato animo tabagista. Che vigliaccata.

Avete mai usato un bambino a mo’ di ariete per scardinare una porta?

Io sì.

È come farsi devitalizzare un molare.

Un molare di dimensioni adeguate ad entrare nel sedere di un bambino down.

Naturale estensione di questa psicosi infanticida sono tutte quelle paranoie legate al consumo di sigarette in presenza di donne incinte o agli effetti devastanti che nicotina e monossido di carbonio avrebbero sulla motilità degli spermatozoi.

Ora, partendo dal presupposto che se dovessi trovarmi costretto a rendere conto ad una donna gravida suppongo che il tabagismo sarebbe il mio ultimo problema, davvero pensano di disincentivarmi a consumare sigarette minacciandomi di non poter mettere al mondo disgustosi abbozzi di ominidi a cui rifocillare il PostePay? Cos’è, contropsicologia spicciola?

“I tuoi deboli spermatozoi non avranno la più forza di giungere agli ovai, Qualcosa”.

Specie se gli tocca partire dalle tette, Watson.

È verosimile che alcuni di voi stiano obiettando: “Adesso basta, Qualcosa. Sei indecente. Mio padre c’è morto, di tumore ai polmoni”, invocando il soccorso dei parenti come quando alle medie il bulletto di turno vi cagava nell’Invicta. Mettiamola così: anche mio nonno è morto per aver lasciato un commento mediocre su un blog, eppure mica vengo a prendermela con voi.

Intendiamoci, non voglio convincere nessuno che fumare faccia bene: i distributori automatici si svuotano fin troppo rapidamente già adesso. Vi chiedo solo di lasciarci in pace. Considerateci grossomodo come dei drogati, d'accordo? Andreste mai - non so - da un eroinomane a sfilargli di mano la siringa? No, perché vi tramortirebbe con il tomtom che ha appena fottuto, vi piscerebbe addosso, vi ruberebbe chiavi e portafogli, si intrufolorebbe coi favori della notte a casa vostra e ridurrebbe i vostri cari in uno stato di semischiavitù sessuale smerciando i loro video hard in Belgio per ricavarne proventi sufficienti a comprarsi la dose, il figlio di puttana.

Dimostrando peraltro spirito d'iniziativa e doti imprenditoriali francamente sorprendenti, per un eroinomane.

I fumatori sono semplicemente dei drogati che non hanno ancora esperito la vasta gamma di violente reazioni emozionali che la loro dipendenza potrebbe ampiamente giustificare, ed è mio intento dimostrarvelo con un rapido test riservato ai tabagisti che mi stanno leggendo.

Dunque, vediamo: sono le sette del pomeriggio e vi ritrovate in tasca solamente cinque euro; cosa comprate: un pacco di sigarette o il latte per la colazione di domattina?

Visto?

Alziamo la posta: un pacco di sigarette o l’insulina per il diabete di vostra madre?

Cristosanto, siete dei mostri.

D’accordo, l’ultima: un pacco di sigarette o dei profilattici per la calabrese con la quarta di reggiseno che avete conosciuto in campeggio e che sotto gli effetti dell’MDMA vi ha confessato di sentirsi irrefrenabilmente attratta da voi ma che la sua voglia di farsi penetrare selvaggiamente è contrastata dai sensi di colpa generati dal fatto che ha lo scolo?

Vi do tutto il tempo che vi serve.

Ok, vada per il profilattici. D’altra parte avete già i due pacchetti degli esempi precedenti.

Diciamo le cose come stanno, gente: siamo dei tossicodipendenti socialmente accettati che quotidianamente rimpinguano le casse dello Stato in cambio dell’inalienabile diritto di poterci accorciare la vita. Siamo la variante remunerativa e multifilter di Eluana Englaro.

Ogni anno un fumatore medio versa all’erario all’incirca €1.095 di tasse, che moltiplicati per i 12,2 milioni di tabagisti in Italia fanno grossomodo €13.359.900.000 annuali. E mai che uno di voi stronzi che ci abbia detto grazie.  Tredicimiliarditrecentocinquantanovemilioni di euro che serviranno a comprare lo scivolo su cui si trastullerà il piccolo Mattia.

O in qualunque altra maniera si chiami il ragazzino sfornato da quella colf alla pari che avete accidentalmente ingravidato con il vostro agile e fecondo sperma di non fumatori.

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giovedì, 15 ottobre 2009

raccontami una fiaba, ernesta marotta.

ernesta marotta2Il pipistrello e la donnola.

L’inverno bussava alle porte come un testimone di Geova rivenditore autorizzato della Folletto quando un giovane pipistrello in volo, travolto da una gelida folata di vento, cadde stordito nella tana di una tigre.

“Il buon cielo è stato generoso con me! “ esclamò incredula la belva feroce   “Non si contano più i giorni che son digiuna e questo dono dall’alto è una chiara prova dell’esistenza di Dio. O di qualunque altra sia la divinità monoteista che la sottocultura religiosa della famiglia dei felidi alla quale appartengo abbia deciso di venerare. Farò di questo pavido pipistrello un sol boccone.”

“Mia cara amica,” sussurrò il pipistrello in un estremo impeto di vitalità “per quanto non possa fare a meno di meravigliarmi nel constatare che due animali, peraltro appartenenti a due specie completamente diverse, stiano conversando in un italiano formalmente ineccepibile, ciò che più mi amareggia è scontrarmi con l’evidenza che nel titolo di questa favola non si faceva affatto riferimento a tigri del cazzo, quanto ad una più mite e gracile donnola.”

“Sono stata aggiunta in postproduzione per venire incontro alle esigenze del pubblico gay.” giustificò imbarazzata la tigre, magistralmente interpretata da un convincente Tiziano Ferro “Tuttavia l’idea di sopperire all’inedia dell’inverno sfamandomi col tuo tozzo corpicino mi solleva.”

“Mi duole non poterti essere di nutrimento, famelica fiera. Ma osservami meglio: forse che io ti appaia davvero come quell’appetitoso pipistrello che le tue fauci avevan già pregustato? Sono in vero un semplice topo.”

“Adesso che me lo dici mi stupisco io stessa di non essermene accorta anzitempo: sei realmente un umile e indifeso topo di merda. Va’ via dalla mia dimora, infido roditore! Torna a gozzovigliare nel liquame, fetido abitante delle latrine! Va’ via, topo di merda!”

“Che mi sia quantomeno concesso di ringraziarti per avermi fatto salva la vita con un modesto dono.” propose il pipistrello ancora tremolante.

“Via di qui, spregevole pantegana. Via! Via!” incalzò perentoria la tigre.

“Ebbene così farò. Possa il cielo punirmi se mai ancora ti arrecherò disturbo.”

“Via, putrida creatura! Via, topo di merda!”

“D’accordo, me ne vado. Ciao.”

“Ciao.”                     

Nello strisciar via da una cruenta fine, il malconcio pipistrello ebbe modo di pensare: “Il Fato mi ha davvero giocato uno scherzo beffardo, ma devo ringraziarlo per avermi risparmiato. Tornerò a casa, farò una doccia, berrò qualcosa e vedrò uno speciale del National Geographic sulla riproduzione delle commesse di Yamamay in cattività. O quantomeno è ciò che farei se solo non fossi un pipistrello del cazzo.”

Fu proprio in quel momento che un gigantesco falco predatore gli barrò la strada.

“Non hai più scampo, infima creatura. Una volta che ti avrò agguantato coi miei artigli rapaci farò di te un pasto frugale.” implorò atterrito il pipistrello.

“Quella era una mia battuta, coglione.” lo redarguì il falco “La mia forsennata ricerca di cibo mi ha infine condotto ad un lauto premio: sazierò il mio stomaco con questo sudicio topolino.”

“Possa questa apparentemente disgustosa poltiglia di muschio, ramoscelli e Ricky Tognazzi che sto calpestando essermi testimone dello spiacere che provo nel dover contraddire la tua rinomata vista" rispose il pipistrello che, completamente offuscato dal terrore, ormai diceva frasi a cazzo di cane   “ma ti prego, guardami con attenzione: come mai potrei apparirti un sudicio topo se come te altro non sono che uno stanco e affamato uccellino?”

“Mio caro, la tua rivelazione mi desta sorpresa. La mia fedele vista non dev’essermi più compagna, se solo poc’anzi ti ho scambiato per un laido e ripugnante topo di merda. Ma ti giuro che anche adesso che me l’hai detto e ti sto guardando meglio mi vien difficile riconoscere in te un animale a me vicino. Devi essere proprio un uccellino del cazzo, caro mio. Tuttavia voglio credere alle tue parole e ti farò salva la vita.”

“La tua magnanimità mi commuove.” sussultò il pipistrello.

“Non ringraziarmi, amico uccellino. Ti chiedo anzi perdono per averti atterrito. Ma adesso va’ via. Via! Via!”

“Che mi sia quantomeno concesso di ringraziarti per avermi fatto salva la vita con un modesto dono.”

“Mio caro, la tua offerta mi rende lieto, ma col tuo modesto dono mi ci pulisco il culo. Va’ via, amico uccellino! Via! Via!”.

Nell’allontanarsi in volo dallo scampato pericolo, il pavido pipistrello pensò: “La mia ora non è ancor venuta, ma il Fato ci sta davvero cagando la minchia. Non vorrei certo trovarmi in una di quelle storie di merda dove lo stesso episodio si ripete tre volte prima di arrivare alla morale finale, come nelle barzellette zozzone dei preti con le battone.”

Fu proprio in quel momento che un’astuta donnola lo agguantò.

“Lasciami indovinare: tu sei la donnola” suggerì il pipistrello.

“Mi fa specie che tu mi abbia riconosciuta.” esclamò sorpresa la donnola “Vivo all’ombra degli altri animali e la gente ignora le mie fattezze. Mi usano solo quando giocano a città, animali e cose. Siamo io e Domodossola. Mi illudevo di essere nota quantomeno per la mia folta proboscide e le mie branchie opercolate.”

“Di che animali ti nutri, sontuosa donnola?” anticipò scaltro il pipistrello.

“Tu sei furbo, amico caro. Ma il mio cervello bulboso e i miei lucenti zoccoli palmati da donnola mi rendono più astuta di te. Quando la tigre ti ha braccato, riconoscendo in te uno sventurato pipistrello, tu l’hai tratta in inganno presentandoti come un umile topo di merda. Quando invece è stato il falco a farti preda, è accaduto quanto facilmente apprendibile dalle righe precedenti che non riporto a beneficio della fluidità del racconto. La tua viltà ti ha finora messo a riparo da una morte crudele, ma alla lunga ti ha condotto alla disfatta. Tuttavia ti risparmierò, perché tu possa trarre insegnamento da questa sventura e perché gastronomicamente parlando i pipistrelli mi fanno cagare.”

“Ti ringrazio per la clemenza, amica misericordiosa.” sbarnazzò il pipistrello, sorpreso tanto dalla grazia ricevuta quanto dall’avere emesso un verso inesistente.

“Va’ via, pavido pipistrello. Non tornare mai più.” lo congedò la nottola, tergendosi le lacrime con un tentacolo. Un tentacolo che aveva trovato per caso sulla credenza in cucina.

“Mi sia almeno concesso di ricambiare la tua bontà con un umile dono.”

“Va’ via, pipistrello di merda! Via! Via!” intimò Domodossola, con un decreto approvato all’unanimità dal consiglio comunale, complice l’assenza in aula dei Verdi.

“Ho finalmente imparato la lezione.” fece tra sé e sé il fortunato pipistrello lungo il sentiero del ritorno “Non verrò mai più meno alle infime mie origini, ma userò la mia indole subdola e opportunista per garantirmi la sopravvivenza”.

Così si dimise da segretario dei Radicali e divenne il portavoce del Popolo delle Libertà.

La morale è che malcelare la propria natura per trarne vantaggio non è mai conveniente, perché prima o poi si viene scoperti. Tranne dalle tigri e dai falchi, che sono troppo coglioni.

Nella foto: Ernesta Marotta con il suo inseparabile portafortuna: una vecchia battona di Orvieto.

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lunedì, 12 ottobre 2009

ascani-o-matic professionalâ„¢.

Intendiamoci, non dico che Ascanio Celestini non sia un bravo artista. Penso piuttosto che sia il più disgustoso rigurgito di cialtronesche velleità intellettualoidi che questa sinistra a suo dire culturalmente impegnata abbia avuto la malaugurata idea di vomitare dai suoi ridanciani orifizi radical-chic negli ultimi dieci anni.

O quantomeno è ciò che penserei se i miei legali non mi avessero vivamente consigliato di scrivere il contrario.

Quindi no, non lo penso.

Ed è proprio nel tentativo di avvalorare una tesi che secondo i miei avvocati non condivido affatto che vi propongo Ascani-o-matic Professional, un raffinato emulatore che vi permetterà di confezionare con stupefacente facilità i vostri personalissimi monologhi di Ascanio Celestini, fornendovi così una stima attendibile della stucchevole banalità di cui sono intrisi e permettendovi al tempo stesso esibirvi in ardite pièces teatrali durante i trigesimi della morte dei vostri cari.

Ascani-o-matic Professional™ è costruito con materiale anallergico a basso impatto ambientale ed è stato assemblato a mano da sapienti fagiani minorenni dell’entroterra brianzolo che ho affamato con un dollaro al giorno.

Buon divertimento.

Q.



Ascani-o-matic Professional™

Ecco il tuo monologo di Ascanio Celestini:


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lunedì, 05 ottobre 2009

play. (in alta definizione)


 
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venerdì, 25 settembre 2009

annalisa.

La prima volta che proposi ad Annalisa di fare sesso anale mi guardò con l’aria perplessa di una che ha appena scoperto di avere un neo dai contorni irregolari.

Nella minestra che sta mangiando.

L’avevo conosciuta al “Circolo Ezra Sound”, un discoclub per gay negazionisti e rumeni con disturbi ossessivo compulsivi: la musica non era granché, ma in compenso non c’era tanta selezione all’ingresso. Un posto talmente sfigato che l’unica maniera per rimorchiare una donna era sottrarle furtivamente il cuba libre che stava bevendo ed infilarci di nascosto del rhum.

Donna incantevole, Annalisa. Il suo seno entrava perfettamente in un bicchiere di champagne. Un bicchiere flute.

Se ne stava in un angolo, dignitosa come l’eutanasia, ad ascoltare gli sproloqui di un tizio disgustosamente somigliante a Linus di Radio Deejay: uno di quei cinquantenni con l’abbigliamento da giovane e il piglio adolescenziale a cui non sai mai se dare del lei o del coglione.

Inutile dire che le mie chance di fare colpo su di lei erano paragonabili allo spessore culturale di un libro di Giorgio Faletti.  Nel sofisticato gioco della seduzione, lei teneva in mano un full d’assi, io un ornitorinco.

Fu quindi con estremo stupore che realizzai con quanta repentinità la nostra conversazione si arricchì di esplicite avance sessuali.

“So che potrei apparirti inopportunamente audace, ma ti osservo da mezz’ora e non ho resistito alla tentazione di avvicinarti. I tuoi capelli vaporosi, distrattamente raccolti da una molletta, la composta eleganza delle tue forme sinuose, la genuina freschezza della tua pelle che traspare dalla sottile coltre di fondotinta e la passione con cui stavi facendo un pompino al bocchettone del distributore di birra alla spina hanno scatenato in me un irrefrenabile desiderio di averti, di accarezzare ogni centimetro del tuo corpo, di baciarti sulle palpebre mentre dormi accanto a me, di penetrarti con un flacone da 250ml di Iodosan Soluzione Orale, di profumare di te.

“Temevo non me lo avresti mai chiesto. Piacere, mi chiamo Qualcosa”.

Ci avvicinammo al bancone per smorzare l’imbarazzo iniziale. Lei ordinò un Bloody Mary, io un ornitorico.

Fu l’inizio di una relazione memorabile, paragonabile per intensità ed emozioni ad uno di quegli struggenti racconti di Bulgakov sul sesso estremo coi salmoni.

Mi lasciò il giorno in cui mi rifiutai di fare sesso con lei durante il ciclo. Non fraintendetemi: non sono uno schizzinoso; ma l’ultima volta che mi sono scopato una donna con le mestruazioni il giorno dopo la mia camera da letto sembrava arredata da Anna Maria Franzoni.

Sul serio, dai: fare sesso con una donna che ha il ciclo è come scoparsi un gay con la diarrea.

E chi sono io per contraddire Bulgakov.


L’esser giunti alle fasi finali di ben quattro categorie dei Macchianera Awards renderà ancor più plateale e mortificante la sconfitta a cui questo blog è ineluttabilmente destinato, quindi vi ringrazio.

Con buona probabilità alcuni di voi staranno pensando: “Ecco, adesso che è arrivato alla tanto agognata finale prova a malcelare il suo entusiasmo e le velleità di vittoria dietro uno stucchevole disfattismo che dovrebbe lasciare intendere modestia”. Ignorando peraltro il significato di buona parte delle parole che avete utilizzato.

Dico davvero, gente. Non abbiamo alcuna chance.

“Piantala, Qualcosa. Sei patetico. Se ti servono dei voti chiediceli e basta. D’altra parte sono due anni che ti ammorbiamo con commenti idioti e mail di avances sessuali che si premuravano di omettere il comprensibilmente rilevante dettaglio che siamo delle cozze di dantesca memoria. Permettici nel nostro piccolo di ricambiare.”

Sul serio, gente. Sarebbe inutile.

“D’accordo. Come ti pare.”

A meno che.

“A meno che il cazzo.”

Ciascuna delle categorie in cui siamo in gara ci pone in competizione con veri e propri colossi della rete; gente del calibro di Beppe Grillo, Travaglio, Bucknasty, Spinoza, PaulTheWineGuy: sperare di poter conseguire un risultato anche solo lontanamente dignitoso sarebbe come pretendere non so che una multinazionale come Ikea venga battuta dal devoto artigiano di provincia che intreccia giunchi per ricavare sedie di vimini come copertura per lo spaccio di amfetamine che gestisce nel retrobottega. O come illudersi che so che un pilastro della videopornografia telematica come YouPorn venga insidiato da quella disgustosa pellicola di vostra madre con il cane.

Va da sé che gli obiettivi della crociata che conducevamo con encomiabile orgoglio subiscono un quasi impercettibile dirottamento da “facciamoci valere” a “cerchiamo di rendere la disfatta meno degradante possibile”.

Consideriamoci grossomodo la Palestina della situazione: una versione turbosexy e sbarazzina di Hamas.

Votare è meno fastidioso che sottoporsi ad una gastroscopia, ma richiede un analogo spirito di sopportazione. Dovreste andare a questo indirizzo, lasciare nome ed email e riempire di pallini il modulo che segue. Affinché il vostro voto sia considerato valido dovete esprimere una preferenza per ciascuna categoria in gara. E ripetere l’operazione una dozzina di volte al giorno segnando gente sempre diversa nelle categorie che non mi riguardano per depistare i controlli. O meglio dovreste, se solo questa mia esortazione non si prefigurasse come un’imperdonabile trasgressione al divieto di votare più volte.

Le nomination in cui siamo in gara sono Blogger dell’Anno, Blog rivelazione, Cattivo più temibile della Blogosfera e Miglior Blog di cazzeggio gratuito. Mi permetto in questa sede di segnalarvi anche le candidature di Chinaski, Sviluppina e Cattomoderasta in categorie sono certo andrete voi ad individuare, sgravandomi così dall’onere di fare campagna elettorale a cani e porci. È infine con la morte nel cuore che vi comunico la candidatura del caro Faina in una categoria che ci vede rivali. D’altra parte potreste votare entrambi, con l’ausilio di stratagemmi la cui individuazione affido all’arguzia dei più scaltri. Se solo questa mia esortazione non si prefigurasse come un’imperdonabile trasgressione al divieto di votare più volte.

Si vota fino all’1 ottobre.

Ora, è probabile che nei giorni a venire questo posto venga visitato da sconosciuti. Lettori avventizi  cresciuti all’ombra degli anatemi di Beppe Grillo e dei video di ragazzini con la sindrome di Tourette postati da Marco Travaglio.  Qui troveranno un the best of del blog.

L’unica raccomandazione che faccio a voi è:

Non facciamo la parte dei morti di fame.

Affrontiamo questa settimana di pubblico ludibrio con la dignità che si confà alla striminzita schiera di lettori che questo blog può vantare, principalmente composta da studentesse sessuomani col diaframma incrostato e avvocati aziendali che si fregiano di una stomachevole cronologia di Internet Explorer. Potreste per esempio contribuire a migliorare la mia immagine lasciando in calce commenti lusinghieri del tipo: “Grazie Qualcosa per avermi convinto ad anteporre l’emergenza alimentare del Burkina Faso all’acquisto di un dildo più ergonomico” o “Grazie Qualcosa per aver permesso al mio iguana di provare un vero orgasmo” o ancora “Grazie Qualcosa per aver estratto quella scheggia dalla mia zampa”.

E soprattutto parlate male dei termovalorizzatori.

Chiudo ringraziando sinceramente tutti quelli che hanno votato. Questo posto esiste da quasi due anni solo in virtù del vostro interesse. Di quella rudimentale macchina che è qualcosa del genere, voi siete il motore.

Io un ornitorinco.

Q.

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martedì, 15 settembre 2009

quack.

Puntuali come quell’herpes genitale contratto durante l’Erasmus che sfoggiate davanti alla vostra ragazza a patetica dimostrazione che anche voi prima di fidanzarvi con lei eravate detentori di un qualche abbozzo di vita sessuale, tornano i Macchianera Awards, i prestigiosi riconoscimenti telematici conferiti a quei blog che più di tutti si sono contraddistinti nel vasto panorama della rete per la loro eccetera.

Qualora vi steste legittimamente chiedendo perché ve ne stia dando notizia, provo a suggerirvene le ragioni con l’ausilio di un sibillino sillogismo.

·         Il Macchianera Awards è un concorso per blog.

·         Quello che state leggendo è un blog,

·         Socrate è mortale.

O quantomeno può diventarlo se letto da Roberto Benigni.

Ora, se i criteri adottati per la designazione delle candidature si basassero su parametri intimamente correlati all’effettiva qualità dei blog in concorso, saremmo spacciati. Tuttavia pare l’organizzazione abbia optato in linea con la mai sufficientemente rimpianta tradizione dei totalitarismi plebiscitari per un più collaudato meccanismo di votazione popolare, riflesso diretto della quantità di lettori che un dato blog può vantare. Questo vuol dire che siamo veramente spacciati.

D’altra parte tentar non nuoce, come disse Patrick Swayze sottoponendosi alla chemioterapia.

Per quanto l’assenza di un premio “Blog che ha strumentalizzato la pedopornografia domestica e l’abuso di droghe sintetiche per ingraziarsi la stima di un nugolo di studenti acneici e colletti bianchi grossolanamente camuffati da pensatori liberi della sinistra critica” ci preservi da una sonora sconfitta per mano di Voglioscendere di Marco Travaglio, ci si prospetta dinnanzi l'imbarazzante dilemma sulla categoria in cui proporci.

Secondo lo staff che cura la mia immagine e che consta essenzialmente di quattro anatre sequestrate in soggiorno delle quali nutro selettivamente il fegato per poi asportarlo in modo da ricavarne delizioso paté di anatre sottoposte a epatectomia le uniche nomination plausibili sarebbero “Blog Rivelazione” e “Miglior blog di cazzeggio gratuito”, sebbene trovi che quest’ultima risulti ingenerosa nei confronti dell’accorata crociata per l’introduzione del fist fucking tra le discipline oggetto di sfida in “Amici di Maria De Filippi” che questo blog da tempo conduce con encomiabile serietà.

Mi sono altresì permesso di suggerire la candidatura a “Miglior post dell’anno”  del pezzo  19 marzo, la festa di mio papà” su Cloridrato di Sviluppina, commovente racconto scritto da Serendipity che con delicato umorismo affronta un tema importante come la morte di un proprio caro e la cui vittoria contribuirebbe a chiudere definitivamente una brutta vicenda di assegni postdatati che mi vede protagonista. Proposta immediatamente accolta da un sonoro “Quack!”, ennesima dimostrazione della sorprendente padronanza lessicale di Livefast.

Quindi, caro lettore, adesso tocca a te, come disse l’oncologo a Patrick Swayze leggendo i necrologi di Mike Bongiorno.

Votare è più complesso che fare su Facebook il test su che oviparo desquamato siete, ma altrettanto edificante sotto il profilo morale. Dovreste andare a questo indirizzo e compilare il modulo scrivendo il vostro nome e la vostra e-mail e riempiendo le voci relative alle categorie in concorso con il nome e l’indirizzo dei blog oggetto della vostra preferenza, che a beneficio di tutti coloro che avessero saggiamente deciso di sbattersene i coglioni di quanto ho scritto fino ad adesso sono Qualcosa del genere (http://qualcosadelgenere.splinder.com/) per “Blog rivelazione” e “Miglior blog di cazzeggio gratuito” e “19 marzo, la festa di mio papà” (http://sviluppina.co.uk/19-marzo-la-festa-di-mio-papa/) per “Miglior Post dell’Anno”. Affinché la vostra votazione sia considerata valida è necessario compilare le voci relative ad almeno otto categorie; non è possibile inoltre votare lo stesso blog per più di quattro voci. Infine il jolly può assumere indistintamente tutti i valori di tutti i semi e quindi serve agli effetti di qualsiasi combinazione (ad esempio: 3 di fiori, 3 di picche, jolly; J di quadri, jolly, K di quadri, ecc.).

Si vota fino al 21 settembre.

Barare votando più volte attraverso nickname e indirizzi mail occasionali sarebbe un gesto eticamente riprovevole, di conseguenza è solo in ossequio alle tradizioni che riporto una lista ragionata di pseudonimi posticci da utilizzare:

Balaustra

Balaustra76

Tiziano

Notizia

Panzer

Panzer8

Consigliatodallachiesa

Generaledallachiesa

BestialVomit

Gasteropode

Gasteropodi

Gasteropody

Nell'invitarvi a riportare tra i commenti ulteriori pseudonimi che avete utilizzato nel tentativo di conferire maggior prestigio al vostro suffragio, mi preme aggiungere che se c’è un’occasione adatta per accantonare antichi dissapori che nutrite nei confronti di familiari, amici, ex-ragazze o chiunque altro abbia messo in discussione l’ortodossia delle vostre abitudini sessuali ed inviare loro una mail di riconciliazione che contenga en passant un solerte invito a votarmi è questa. Checché ne dica Natalia Aspesi.

In caso contrario, sopravviverò.

Come disse Jennifer Grey.



Renato Balaustra
Barbagianni
Cadaveri squisiti
Finco Fallino
 Rapallo Urlante

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mercoledì, 09 settembre 2009

necrologio.

Muore a Montecarlo Mike Bongiorno, rendendo ancor  più credibile l’imitazione che ne fa Gigi Sabani.

Padre dell’intrattenimento televisivo, Bongiorno riuscì ad accattivarsi le simpatie degli italiani anche grazie a storiche gaffe entrate a pieno titolo negli annali. Memorabile l’episodio in cui di fronte ad una giovane concorrente in vistosa difficoltà su una domanda riguardante il pittore Paolo Uccello il noto presentatore esordì con l’ambigua ed equivoca frase: “Signora Longari, che ne direbbe di succhiare il mio maestoso uccello e suggerne con avidità il frutto della mia eccitazione?”

Berlusconi ricorda: “Volevo che diventasse senatore”. La procura di Bari indaga.

Oggi milioni di italiani piangono la scomparsa di colui che consideravano il nonno di tutti, mentre nel frattempo i loro veri nonni ciondolano disorientati in un ospizio comunale e toccano il culo sformato della badante rumena.

Mi duole deludervi, manica di stronzi, ma Mike Bongiorno non vi era nonno per un cazzo. Vostro nonno quello vero sbava in soggiorno mentre vi parla della guerra, vi dà cinquanta euro della pensione minima per il compleanno e quando è emozionato si piscia addosso. Bongiorno invece pascolava florido sui proventi di un impero mediatico a cui aveva contribuito in prima persona, gestiva con arguzia gli spazi pubblicitari e si è reso compiaciuto portavoce del messaggio consumistico inculcatoci da trent’anni di televisione commerciale.

E pisciava addosso a Miriana Trevisan.

O forse sono solo io che lo sto idealizzando.

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lunedì, 07 settembre 2009

cecilia.

L’amore è come un porno coi cavalli: si può stare bene anche senza guardarsi negli occhi.

Stavo sfogliando assorto le foto ingiallite dal tempo e dai rimpianti dell’album di un tizio a cui avevo venduto dell’MDMA quando improvvisamente mi sono ricordato di Cecilia, una mia vecchia fiamma di cui non ho più notizie dai tempi del liceo. Sapete tutti come vanno queste cose: condividi per cinque anni il banco con una ragazza fino ad innamorartene, poi l’università vi separa, cominciate a sentirvi sempre meno, lei mette su famiglia, tu molesti sua figlia, patteggiate la pena e finite col perdervi di vista.

Donna incantevole, Cecilia. Probabilmente la ragazza dall’animo più nobile e solare di cui conservi un nitido ricordo e materiale video-bondage in alta definizione. Quantomeno non di gruppo.

In quel caleidoscopico musical che era l’adolescenza, lei interpretava il ruolo della bella e sensuale Esmeralda, io del ripugnante e deforme Riccardo Cocciante.

Feci breccia sul suo cuore il giorno il cui mi chiese di darle una prova plateale del mio amore. Così nottetempo andai sotto casa sua con una bomboletta di vernice spray e la sniffai per intero. Nel giro di qualche mese per stupirla assunsi talmente tante sostanze cancerogene che il pannelli di Eternit del mio palazzo cominciarono a lamentarsi.

Mi ripeteva sempre di non aspettarsi grandi cose dalla vita, di ritenersi sufficientemente lucida da percepire che le droghe e il confortevole disincanto che le procuravano non avrebbero funzionato ancora per molto; il mondo stava cambiando, il calendario si riempiva di zeri e il suo sguardo era sempre più spento. Voleva solo che sapessi che l’idea di avermi accanto la faceva stare bene. Che ero la cosa più divertente che fosse mai entrata nel suo corpo dopo l’efedrina. Che non mi avrebbe lasciato mai.

Poi le telefonò Dino Boffo dell’Avvenire urlandole che era una troia e rivendicando il mio corpo.

Episodi imbarazzanti in cui ti imbatti quando hai un pene lungo come “Via col vento”.

Vicenda controversa quella tra Vittorio Feltri e il direttore del quotidiano cattolico che fornisce spunto per due ordini di riflessioni: da un lato la bieca strumentalizzazione di una stampa sempre più serva dei potenti, degradata a mero esecutore di spedizioni mediatico-punitive commissionate da Berlusconi contro chiunque osi mettere in discussione la moralità delle sue azioni; dall’altro lato Dino Boffo che si fa inculare da un tizio di Terni.

Lascio a voi intuire quale dei due aspetti ha morbosamente catalizzato la mia attenzione.

Sul serio, provateci.

Aspetto controverso quello di Dino Boffo che si fa inculare da un tizio di Terni che a sua volta lascia spazio a due ulteriori gradi di analisi: da una parte l’ipocrisia intellettuale di una testata giornalistica, propaggine diretta di  una classe ecclesiastica sempre meno conscia di quanto la società si stia evolvendo, che da sempre commina impietose sentenze morali ai danni di una comunità omosessuale della quale il direttore stesso fa parte; dall’altra Dino Boffo che con ecumenica devozione accoglie del suo sterile grembo nerboruti uccelloni umbri.

Avanti, riprovateci.

Mi manca molto, Cecilia.

Una donna alla quale cerchi di spiegare che aver tradito occasionalmente la sua fiducia non mette in discussione la lealtà dei tuoi sentimenti è come uno stolto a cui indichi la luna ma lui guarda il dito.

Dell’altra mano.

Infilato su per il culo di Dino Boffo.

Che guarda la luna.

(originariamente su Cloridrato di Sviluppina)

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contatore.

mentre stavi leggendo questo blog, *loading* donne sono morte di cancro alla mammella.
stop alle mammelle.


manifesto.

Qualcosa del genere™ è un blog che parla di sesso, droghe sinteti- che, parti extrauterini, cuccioli di cocker, politica, malattie e niente che non possiate già trovare su un qualsiasi numero dell'Osservatore Romano, ma senza le discutibili immagini di fotomodelle rumene in provocanti posizioni hard che tanto hanno contribuito alla fama del quotidiano.
L'indirizzo è www.qualcosadel-genere.splinder.com, ma potete rintracciarlo comodamente su Google digitando "Rita Dalla Chiesa + amfetamine".
Il suo autore è Qualcosa™ e vive a Roma con Sushi, il pesce rosso che gli corregge la punteggiatura di ciò che scrive. Nel tempo libero adora tradurre romanzi di Dostojevski in linguaggio morse e arrugginire oggetti di metallo. Li infila in una bacinella piena d’acqua e aspetta pazientemente che si ossidino. La cosa più grande che ha arrugginito è la Twingo di sua madre, che non l’ha presa bene, visto che era intrappolata dentro.
Il suo variegato carnet di pubblicazioni vanta saggi di conclamato spessore come "Sui rapporti economici tra l'Oriente industrializzato e mia moglie" e "Kamasutra per procarioti: 101 piccanti posizioni mitotiche per organismi unicellulari".
E no, non è Daniele Luttazzi.
Dice sempre che se leggere i suoi pezzi diverte la gente anche solo un decimo di quanto diverte lui scriverli, si può ritenere soddisfatto. Mente.


deresponsabilizzazione.

Su consiglio del mio legale, mi preme precisare che ogni riferimento a nomi, personaggi e accadimenti realmente esistenti è da considerarsi puramente casuale, in quanto frutto della fantasia dell'autore. Tranne che per Borghezio. Tutto quello che scrivo sul suo conto è vero, giuro. E può testimoniarlo Stantuffo™, l'alce parlante con cui da diversi anni Borghezio intrattiene una sordida relazione omosessuale a base di lubrificanti oleici e psilocibina.
Sempre su consiglio del mio avvocato, mi preme precisare che ogni riferimento a Stantuffo™ è da considerarsi puramente casuale, in quanto frutto della fantasia di Borghezio.





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